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Arte, Moda e Cultura

A Cortina l'arte enoica s'incontra con la cultura

A Cortina l'arte enoica s'incontra con la cultura

“Appoggiare la kermesse culturale di Cortina significa rinsaldare il forte legame che unisce vino e cultura.  La partecipazione di ‘Battistella, il Prosecco’ nell’organizzazione di questo evento – afferma il management della casa spumantistica Battistella di Pianzano –  dimostra la consapevolezza che la cultura è l’anima di una società, in quanto ne facilita lo sviluppo economico e il progresso sociale”.

Il gran finale della III Edizione di Una montagna di Libri, la rassegna di incontri con l’Autore di Cortina appoggiata quest’anno dalla casa spumantistica Battistella, è affidato a uno dei casi letterari dell'anno. Sabato 5 marzo 2011, al Palazzo delle Poste, sarà infatti l’incontro con Michela Murgia, vincitrice nel 2010 dei premi Mondello e Campiello, che dà appuntamento al pubblico al prossimo luglio.

“Il vino è cultura: arte e saperi antichi. Dall’acino al calice di vino non si arriva con un freddo processo industriale. Dobbiamo riuscire a comunicare meglio e più spesso il binomio vino-cultura e per questo siamo onorati di essere partner di Una Montagna di Libri, una rassegna importante, che ci permette di veicolare questo messaggio”. Conclude così il manager trevigiano a capo dell’azienda vinicola Battistella, già partner di festival e rassegne internazionale d’arte e cultura.

 

Oltre la mostra

Oltre la mostra

 

In occasione delle grandi mostre romane in corso, torna l’appuntamento dedicato a studiosi, appassionati e curiosi di storia dell’arte con l’obiettivo di stimolare l’esperienza personale dello studio e del piacere dell’arte. “Oltre la mostra. Lezioni d’arte a Roma. Testi, immagini e filmati raccontano artisti e opere d’arte” offre al pubblico quattro incontri ad ingresso gratuito (22 febbraio, 15 marzo, 12 aprile e 10 maggio 2011 alle ore 18.30) presso l’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis in via di Ripetta 160. Il progetto è ideato e curato da Fabiana Mendia per ArteInDiretta, promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. 
Ogni incontro si sviluppa per circa due ore e si divide in due parti. La lezione, tenuta dalla giornalista e storica dell’arte Fabiana Mendia, si basa sull’esame di testi e immagini ed è inframmezzata da brani letti e interpretati da Antonio Merone. Nella seconda parte sarà proiettato un montaggio di film-documentari.
 
Il primo appuntamento, martedì 22 febbraio, sarà con Ori della Dacia: la fortuna di Traiano, in occasione della mostra “Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano” (ai Mercati di Traiano fino al 3 aprile 2011).
Tra i suoi primi doveri di principe, Traiano puntava ad acquisire nuove province tributarie, per accrescere l’erario e il prestigio di Roma. In questa prospettiva una questione era stata lasciata sospesa da Domiziano: il conflitto con Decebalo, re dei Daci, e la conseguente sottomissione della Dacia. Le due campagne militari contro i Daci (101-102 d.C; 105-106 d.C.) fornirono un bottino enorme all’Impero Romano: cinque milioni di libbre d’oro e dieci di argento, tazze e vasellame di valore inestimabile, armi di ogni genere e mezzo milione di schiavi. Il “princeps optimus”, grazie anche a tali risorse, ha lasciato un segno evidente nel campo della costruzione di opere pubbliche: il complesso del Foro e dei Mercati ricavato dalla sella di terreno che collegava il Campidoglio al Quirinale.
Alcune delle letture proposte durante la lezione saranno: brani tratti dal "Panegirico di Traiano" ed "Epistolario" di Plinio Licinio Secondo, testi da "La vita di Giulio Agricola" e dagli "Annali" di Tacito, un brano tratto dalle "Rerum Gestarum" di Ammiano Marcellino, alcuni testi dalla "Storia Romana" di Cassio Dione e "Passeggiate Romane" di Stendhal.
 
Martedì 15 marzo sarà la volta di La seduzione e il fascino dell’antico nelle arti del Settecento per approfondire la mostra “Roma e l’antico. Realtà e visione nel ‘700” (al Museo Fondazione Roma di Palazzo Sciarra fino al 6 marzo 2010).
Roma svolse nel ‘700 il ruolo di modello culturale: ruolo che divise con Parigi nel campo artistico, sorpassando in certi aspetti la capitale francese. Molti gli stranieri che visitavano la Città Eterna e che venivano a contemplare le rovine dell’antichità, tra i soggetti preferiti per la loro formazione e istruzione. Artisti, scrittori, collezionisti, soprattutto di nazionalità inglese, francese, tedesca, austriaca, che varcavano poi spesso i confini del Lazio per raggiungere Napoli. La capitale borbonica, con gli scavi di Ercolano e Pompei, diventò un punto di riferimento per la conoscenza dell’antico e la diffusione del gusto neoclassico in Europa.
 
Martedì 12 aprile l’incontro sarà su I Farnese: storia di una dinastia, di un palazzo e della straordinaria collezione di sculture antiche e capolavori del Rinascimento (approfondimento della mostra “Palazzo Farnèse dalle collezioni rinascimentali ad Ambasciata di Francia” fino al 27 aprile 2011 a Palazzo Farnese).
La decorazione della grande Galleria, un locale lungo venti metri, al primo piano di Palazzo Farnese, destinato all’esposizione delle preziose raccolte d’arte di famiglia, ha inizio nel 1598. Sulla volta del salone, Annibale Carracci celebra in modo gioioso e paganeggiante l’amore profano (ispirandosi alle “Metamorfosi” di Ovidio), tema inusuale e arrischiato nella Roma rigorista controriformata di papa Clemente VIII Aldobrandini. Le meraviglie del “museum farnesianun” (marmi, gemme, libri, quadri, disegni) e lo sviluppo del mecenatismo della casata, che avvia il restauro del Palazzo di Caprarola, della costruzione della chiesa del Gesù e di Villa Chigi. Nel 1731, estinta la dinastia dei Farnese, l’eredità passa ai Borbone.
 
L’ultimo appuntamento, martedì 10 maggio, sarà con La pittura anticonformista di Lorenzo Lotto, autori di intimi e intensi quadri psicologici (focus sulla mostra “Lorenzo Lotto” alle Scuderie del Quirinale dal 2 marzo al 12 giugno 2011).
Gli esordi di Lotto, coetaneo di Giorgione, di Tiziano e di Raffaello, avvengono a Treviso presso la corte del vescovo umanista Bernardo de’ Rossi: qui egli incontra Piero Maria Pennacchi, che lo introduce alla pittura nordica. Dopo vari soggiorni nelle Marche, il “pictor celeberrimus” è attivo anche a Roma, primo tra i veneti a essere chiamato da Giulio II della Rovere. La sua attività si concentra tra Treviso, Bergamo e alcune piccole cittadine marchigiane. Analisi della vivace narrazione del ciclo dell’Oratorio Suardi a Trescore, delle novità tematiche bibliche e alchemiche e delle poetiche simbologie dei disegni che Lotto crea per le tarsie lignee del coro di Santa Maria Maggiore a Bergamo.

Castel del Monte nella lista Unesc

Castel del Monte nella lista Unesc

 

Il sito di Castel del Monte, eretto per volontà dell’imperatore Federico II nei dintorni di Andria in Puglia, è stato iscritto nella lista Unesco dei beni a protezione rafforzata. La decisione è stata presa grazie all’intenso lavoro della delegazione italiana nel contesto della quinta riunione del Comitato per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato che si è svolta dal 22 al 24 novembre a Parigi presso la sede Unesco. L’Italia è quindi il primo Stato membro insieme a Cipro a veder iscritto un proprio bene nella lista della protezione rafforzata.

Questo elenco ad hoc, istituito in base al II Protocollo alla Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, comprende quei siti per i quali sono limitate al massimo le giustificazioni per attacchi bellici. I comandi militari vengono resi responsabili in ogni caso delle decisioni adottate e viene introdotta la responsabilità individuale in caso di danneggiamento o distruzione senza giustificazione di un bene culturale a protezione rafforzata, a fronte della rinuncia alla sua utilizzazione a fini militari con esplicita dichiarazione dello Stato parte interessato

Al Batrawy

Al Batrawy

 

La storia è quella straordinaria di una città dimenticata. Sino al 2004 nessuno poteva immaginare che sulla collina alla periferia nord della città di Zarqa in Giordania centro-settentrionale, agli inizi del III millennio a.C. (nell’epoca dei Faraoni delle grandi piramidi) fosse sorta un’antichissima città. Fino a quando, estendendo una ricerca in corso a Gerico, sempre nel Levante meridionale, un team di archeologi della Sapienza diretto da Lorenzo Nigro  ne riconobbe la natura di insediamento umano e iniziò campagne di scavo sistematiche dalla primavera 2005. Così si è venuta svelando una fortezza posta su una rupe a dominare il deserto e le sue piste carovaniere, una vera e propria “porta” orientale della Palestina. Gli scavi  accreditano Batrawy come uno snodo commerciale che attrae i mercanti che attraversavano il deserto arabo-siriano in un’epoca in sui gli spostamenti erano tutt’altro che facili: dromedari e cammelli non erano ancora per lo più utilizzati come mezzo di trasporto. Con l’ultima campagna del 2010 si è raggiunto un nuovo traguardo: la scoperta del Palazzo reale conferma che questa città era un centro di potere di assoluta importanza nella regione. Quando all’incirca verso il 2300 la città fu stretta in assedio e poi data alle fiamme, l’accidentale crollo del tetto di un magazzino del palazzo ha protetto reperti e intonaci, riportati alla luce dagli archeologi a maggio. In quell’ultima spiaggia erano nascosti i “tesori” dell’epoca: sia le innovazioni tecnologiche da proteggere e da non condividere con i nemici sia gli oggetti-simbolo del potere.

Per questo i ritrovamenti sono cruciali.

 

Le asce dopo il restauro

 

Sono il fiore all’occhiello dei ritrovamenti dell’ultima campagna di scavi diretta da Lorenzo Nigro. Erano al centro del magazzino, ai piedi di uno dei quattro pilastri che un tempo ne sorreggevano il solaio, dentro un piccolo nascondiglio nel pavimento. Le 4 asce di rame sono in ottimo stato di conservazione, come pure gli altri reperti rinvenuti: le giare, il vasellame ancora contenente derrate alimentari, un raro tornio da vasaio, all’epoca una vera innovazione tecnologica.

Ma sono proprio le asce a spiccare per la loro eccezionalità, a cominciare dal materiale con cui sono forgiate e cioè rame arsenicale, come confermano ora le analisi chimico-fisiche compiute in fase di restauro, che proviene senz’altro dalle miniere poste a sud del Mar Morto nello Wadi Feinan: in queste miniere infatti sono state ritrovati anche gli stampi per realizzare asce, proprio di uno dei tipi attestati nel magazzino di Batrawy.

Il piccolo gruppo di asce del palazzo reale di Batrawy ha un unico paragone nell’antica Palestina e Transgiordania, nel sito di Tell el-Hesi, dove un deposito simile venne rinvenuto nel 1894. Il restauro conferma ora che almeno 2 dei 4 manufatti non furono mai utilizzati: si tratta perciò di oggetti-simbolo del potere regale, così preziosi da essere conservati nelluogo

 

più protetto durante l’attacco finale. La diffrazione ai raggi X (XRD), effettuata per conoscere meglio il contesto di giacitura, inoltre testimonia l’altissima temperatura raggiunta dall’incendio nel vano.

Le asce di Batrawy, grazie alla disponibilità del dipartimento delle Antichità della Giordania, sono state restaurate in Italia presso l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, da un’équipe di esperti sotto la supervisione della direttrice dell’Istituto Gisella Capponi.

 

La ricerca: piccoli budget, grandi scoperte

 

La scoperta di Batrawy è nata come un'estensione verso oriente della ricerca in corso a Gerico sull'origine della città nel Levante meridionale, condotta dalla Missione archeologica Palestina & Giordania della Sapienza. Il luogo è stato identificato come caso di studi perché rimasto ignoto ed inesplorato fino al 2004. Gli scavi sono iniziati nella primavera del 2005 e da allora ci sono state sei campagne di scavi sempre nei mesi di maggio e giugno. Durante la campagna del 2010, i risultati sono stati così rilevanti da meritare riconoscimenti anche internazionali. Il 15 ottobre scorso l’archeologo Lorenzo Nigro è stato premiato a Palazzo Valentini (dal Presidente della Provincia di Roma Zingaretti) con il premio Provincia Capitale e nel 2011 sarà l’unico italiano a tenere una conferenza Museo Louvre.

Questi traguardi sono stati raggiunti nonostante l’esiguità dei fondi di cui la missione dispone: i finanziamenti di quest’anno del ministero Affari esteri sono stati di 6.500 euro, cui si aggiungono i circa altrettanti della Sapienza. Proprio quest’anno, nonostante le grandi difficoltà economiche, i fondi che la Sapienza assegna ai Grandi Scavi archeologici sono stati incrementati dai circa 370.000 euro a 500.000, una parte dei quali sostengono la Missione a Gerico e Batrawy: un’impennata che ribadisce inequivocabilmente la vocazione della Sapienza come Research University e il carattere di eccellenza della ricerca archeologica presso la prima università romana.

 

 

 

Ritrovamenti di Batrawy – Novità

 

Due tonnellate di orzo

Lo studio degli straordinari ritrovamenti di Batrawy, condotto in questi mesi, ha consentito anche di stabilire di che specie fossero le grandi quantità di granaglie carbonizzate rinvenute dentro i venti pithoi allineati lungo i muri della sala magazzino del Palazzo reale di Batrawy. La ricercatrice Alessandra Celant ha esaminato i reperti paleobotanici, identificando l’orzo (Hordeum vulgare L.) come principale contenuto dei pithoi e quindi principale prodotto agricolo raccolto e tesaurizzato nel magazzino del palazzo.

 

Un orso di 4400 anni fa

Fra gli importanti ritrovamenti del Palazzo di Khirbet al-Batrawy vi sono anche i resti di una zampa di bruno (Ursus arctos syriacus), un animale che a quei tempi viveva ancora nelle zone montagnose del Levante meridionale (il fiume Zarqa era ricco di pesci fino al secolo scorso).

Le ossa appartengono verosimilmente a o piede di un unico individuo adulto, forse di età avanzata come suggerirebbe una leggera patologia presente sulla faccia plantare di uno dei resti.

Le ossa presentano segni di combustione, più o meno intensa, presumibilmente imputabili all’incendio che distrusse il palazzo. Sono state inoltre individuate in diversi punti tracce di taglio prodotte da strumenti metallici (una delle asce?). L’uso di tali utensili non è così scontato durante l’Età del Bronzo, poiché in questo periodo nelle attività quotidiane di macellazione a scopi alimentari e in contesti residenziali ancora si impiegavano frequentemente strumenti di pietra.

Considerati gli elementi anatomici identificati e la posizione delle tracce di taglio è possibile ipotizzare la presenza, tra i beni depositati nel magazzino, di una pelle d’orso con le estremità delle zampe ancora attaccate.

L’interesse del ritrovamento di questo plantigrado, molto raro anche in altri contesti coevi della regione, sta anche nel fatto che questo animale era considerato di particolare pregio e fin dalla preistoria ha rivestito un ruolo importante in molte culture umane. Ancora molti secoli più tardi, infatti, come si può vedere dai dipinti scoperti nella tomba di Rekhmire, visir di Thutmose III (1458-1425 ca. a.C.) e Amenhotep II (1425-1401 ca. a.C.), fra i tributi al faraone offerti dagli emissari siriani vi è proprio un orso.

 

L’Italia è il Paese più bello del mondo

L’Italia è il Paese più bello del mondo

Per dimostrare nel concreto di amare il tuo Paese, la Fai lancia lacampagna nazionale di raccolta fondi: dal 4 al 31 ottobre 2010 invia un SMS del valore di 2 euro al numero 45504
da ogni cellulare personale Tim, Vodafone, Wind e 3, oppure chiamando da rete fissa Telecom Italia per donare 5 o 10 euro.

I fondi raccolti saranno destinati a sostenere la missione istituzionale del FAI. In particolare, sono sei i luoghi di cui la Fondazione si sta occupando, alcuni già avviati altri in fase di completamento: il Bosco di San Francesco ad Assisi, il cui progetto di recupero è stato avviato grazie ai fondi raccolti via SMS con la campagna dello scorso anno; la Fontana delle 99 cannelle all’Aquila, il primo cantiere di restauro del centro storico della città abruzzese colpita dal terremoto; Punta Don Diego a Palau nel nord della Sardegna; Torre Campatelli a San Gimignano; la Baia di Ieranto a Massa Lubrense (Napoli); Villa Fogazzaro Roi a Oria di Valsolda (Como).

 

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