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Feb 06th


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Oh che bel cartello…marcondiro marcondello

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Ammesso ci fosse bisogno di una conferma la pasta è, e rimane, il cibo preferito, e per molti italiani, insostituibile.

Aumenta di prezzo? Pazienza si dirà, tutto aumenta e si continua a consumarne oltre 1,5 milioni di tonnellate per un controvalore di 2,8 miliardi, ossia 26 chili annui a persona tre volte di più degli statunitensi, dei greci e dei francesi, cinque volte di tedeschi e spagnoli e sedici volte dei giapponesi.
Aumenta il prezzo del prodotto finito ma cala paurosamente quello del grano tant’è che, denuncia la Coldiretti, si assiste al crollo delle semine di quello nazionale. Per i coltivatori italiani non vale la pena seminarlo in quanto pagato pochissimo, la richiesta è che venga resa obbligatoria l’indicazione di origine del grano per evitare che venga spacciato come italiano quello ucraino o canadese.

Quindi cala il prezzo della materia prima e aumenta quello del prodotto, insomma è ora di vederci chiaro perché il meccanismo è un po’ tanto perverso. Da tempo le associazioni di consumatori lo denunciano e infine anche Roberto Sambuco, alias Mr Prezzi, ha radunato i pastai al Ministero dello Sviluppo economico nonché i rappresentanti di tutte le associazioni di categoria coinvolte rilasciando questo laconico comunicato: «L'indagine su tutta la filiera della pasta è iniziata. Abbiamo chiesto i dati sull'andamento dei prezzi e continueremo a chiederli. Il confronto è solo all'inizio. I dati stilati dall'Osservatorio dicono che rispetto al novembre del 2008 il prezzo al dettaglio della pasta è sceso mediamente del 5,7%, mentre il calo della semola di grano duro è stato del 18,9% e quello del frumento duro del 22,7%».

Che finalmente qualcosa si stia muovendo lo si evince soprattutto dal fatto che
le maggiori aziende della pasta in Italia a metà del dicembre scorso sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza nell’inchiesta della Procura di Roma sul rincaro di questo alimento. Sono state perquisite a Parma la sede della Barilla, della Divella a Bari, della De Cecco a Pescara e Roma, il pastificio Garofalo a Gragnano, il pastificio Amato a Salerno e la sede dell’Unione Pastai Italiani (Unipi).

Al centro dell’inchiesta: l’aumento ingiustificato dal 2007 ad oggi del 50% del prezzo della pasta. L’indagine, coordinata dal Procuratore Nello Rossi e dal sostituto Stefano Pesci ipotizza la creazione di un “cartello” organizzato dai maggiori produttori per aumentare i prezzi e superare la concorrenza. Gia nel febbraio del 2009 l’Antitrust aveva messo sotto la sua lente i pastai italiani  - ne scrissi anche su questo sito (vedi: Il caro pasta: di chi la colpa?) -  e della multa di oltre 12 milioni, ma poi, come spesso accade, sembrava tutto dimenticato. Non è così.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma ha sequestrato documenti e verbali, compresi quelli redatti in sede di riunioni dell’associazione di categoria, che dimostrerebbero la prova della manovra speculativa e la formazione del “cartello”. Il reato prevede una pena fino a 3 anni di reclusione.

Le reazioni dei pastifici
La Barilla non vuole rilasciare dichiarazioni sugli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza nel quadro dell’inchiesta; comunque dall’azienda confermano la massima disponibilità e collaborazione alle indagini.

L’acquisizione dei documenti della Guardia di Finanza riguardanti la “De Cecco” è stata effettuata a Fara San Marino (Chieti). Fonti della De Cecco interpellate dall’Ansa hanno riferito che “la dirigenza è serena e collabora con la Guardia di Finanza” ed hanno ricordato che “è in atto un ricorso al Consiglio di Stato contro la multa dell’Antitrust alle aziende ritenendo che gli aumenti fossero ritenuti frutto di un accordo”.
Nello stabilimento Divella, a Rutigliano (Bari), la Guardia di Finanza ha acquisito una serie di documenti (soprattutto fatture di acquisto di materie prime e di vendita del prodotto finito) in relazione all’inchiesta penale aperta dalla Procura di Roma sulla presunta creazione, tra il 2007 e il 2008, di un “cartello” di aziende che avrebbe monopolizzato il mercato della pasta, aumentandone il prezzo in maniera ingiustificata. Lo ha confermato telefonicamente Francesco Divella che, con il cugino Vincenzo, è titolare della famosa azienda pugliese. “La Procura di Roma - ha riferito Divella - non ha fatto una richiesta specifica di documenti. Abbiamo consegnato ai finanzieri quelle carte dalle quali, a nostro parere, si evince che gli aumenti del prezzo della pasta erano dovuti al rincaro notevole del grano, passato all’epoca da 20 centesimi al quintale sino a 52 centesimi al quintale. Sono gli stessi documenti che nel 2008 abbiamo consegnato per l’indagine avviata dall’Antitrust”.

Al termine di quest’ultimo procedimento, l’azienda Divella venne multata di 900.000 euro. Contro il provvedimento, confermato dal Tar del Lazio, l’azienda barese ha in atto un ricorso al Consiglio di Stato.

Massima collaborazione e nessun commento dopo gli accertamenti effettuati oggi dalla Guardia di Finanza sull’inchiesta sul caro pasta.

L’Unipi, l’organizzazione degli industriali della pasta, preferisce - fa sapere il suo presidente Massimo Menna, titolare della pasta Garofalo - non commenta l’indagine.
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