
Forse era l’altrieri, ma sempre polpette di forma schiacciata si tratta. Sempre ieri, o l’altrieri, ricordo che i macellai più attrezzati si erano dotati addirittura di una pressa che davanti ai tuoi occhi preparavano questi dischi di diverso spessore così da poter scegliere il pezzo da cui prelevare la parte da macinare assolutamente magra, oppure mista più saporita e la quantità desiderata. Tuttavia riflettendo, ciò che incuriosisce anche oggi è il termine geografico col quale venivano chiamate: ieri svizzere, oggi tout court hamburger. Di fatto non risulta che il cibo principe dei Cantoni elvetici sia costituito da queste polpette cosi come la città tedesca di Amburgo non credo sia orgogliosa di aver legato la sua notorietà ad un disco di carne macinata.
Siamo nel 2010 e il nostro Ministro dell’Agricoltura, (peraltro valido, peccato che a breve lasci il Dicastero) esulta per il panino McItaly al quale il Mipaaf ha concesso il patrocinio gratuito con tanto di logo. In pratica un avallo.
La puntigliosa descrizione degli ingredienti della linea base ancorché “limitated edition” è un inno al tricolore: pane bianco all’olio extravergine dei monti Iblei, carne bovina 100% proveniente da 15mila allevamenti italiani; crema di carciofi pugliesi e siciliani; formaggio Asiago Dop, insalata verde croccante Batiava.
“McItaly – ha dichiarato un esultante Zaia - è un grande obiettivo che mi ero prefisso e che è stato realizzato consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini”.
Stante quanto afferma Zaia sembrerebbe che la multinazionale utilizzerà 1.000 tonnellate di prodotti italiani per un valore di 3,5 milioni di euro.
Ora non per fare le pulci ma partendo dalle carni, è noto che c’è una joint ventures con il gruppo Cremonini (Inalca) per la loro fornitura esclusiva in Italia, ma in pari tempo giusto ricordare che Inalca è anche il più grande mattatoio nazionale e i capi che si abbattono non è detto siano nati, alimentati e cresciuti nei 15.000 allevamenti del Belpaese; insomma che sia tutta carne made in Italy.
Quanto poi all’affermazione che i panini e insalate sono preparati con il 100% di prodotti italiani è da verificare: olio extravergine di oliva, Asiago Dop, ecc. Poi ci sono le varianti con Bresaola della Valtellina Igp, pancetta della Val Venosta, grano saraceno, cipolle di Tropea e carciofi del Sud, beh sarebbe interessante controllare. Già ma chi controlla e sottoscrive, il Mipaaf? L’olio extravergine per condire i panini? sarà ma chi produce il pane?
Mestri dell’arte bianca o una mega industria? Certo non McDonald’s. Frequento molto raramente ma so che le patatine che accompagnano il Mac sono pressoché di rigore ed è escluso vengano fritte nell’extravergine; circa la bresaola seppure Igp tutti sappiamo che è costituita da carne di zebu, gibboso bovinide che non pascola certamente nelle nostre vallate. Infine, poiché la ristorazione pubblica del pianeta dice di utilizzare le dolci cipolle di Tropea c’è da chiedersi che superficie agricola abbia la cittadina calabra.
Il piano per il lancio e il posizionamento del McItaly prevede la distribuzione nei 392 punti vendita italiani, “Ma dovrà diventare un must internazionale – auspica Zaia - consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo”. Stupenda la metafora usata a chiosare: “I Gesuiti, a cui veniva chiesto perché parlassero con gli infedeli, rispondevano: meglio evangelizzare chi non crede”.




