Il via libera di questi giorni alla patata Ogm da parte della Ue, che aveva già sancito il diritto degli agricoltori a seminare mais OGM, significa che l'Europa va avanti, mentre in Italia, il Ministro Zaia continua a esprimere la sua personale opposizione e promette che fino a quando ci sarà lui gli Ogm non passeranno.
Fossero solo qui le preoccupazioni per i nostri cibi. Occorre sapere che i cinesi stanno contattando scienziati di tutto il mondo per clonare le Doc alimentari italiane. E non si tratta né di fantascienza né di provocazione. Il fatto che la ricerca sia indirizzata verso il made in Italy alimentare, da un lato ci può inorgoglire in quanto significa che si ribadisce che è il più apprezzato e ambito; dall’altro lato ci terrorizza, o almeno dovrebbe. I cacciatori di genoma cinesi già dal 2002 avevano già ‘tracciato’ il riso, e alla fine del 2009 l’hanno fatto con il melone. Non sono immuni neppure alcune specie animali, tuttavia il pericolo più imminente per l’agricoltura italiana è però legato ai vegetali.
In campo a studiare origini e manipolazioni ci sono ben 500 ricercatori che possono contare su di un budget di 100 milioni di dollari per l’acquisto di 130 sequenziatori per il Dna di ultima generazione. Un programma per tracciare il genoma di 500 animali e 500 vegetali in due anni. Questo il job planning. Programma e numeri del «Beijing genomic institute» (Bgi) hanno impressionato Massimo Delledonne e Mario Pezzetti, due ricercatori dell’Università di Verona che in anteprima mondiale, hanno reso noto il genoma di uno dei vitigni tipici, la Corvina, che serve per produrre l’Amarone. Uno scacco matto che, secondo i due scienziati, può arrivare in tre mosse.
La prima: “La presa di possesso delle ‘chiavi’ della vita delle produzioni italiane".
La seconda: “L’individuazione di un microclima ideale per le coltivazioni”.
La terza: “l’adozione delle nostre stesse tecniche di produzione”.
Alla fine il made in Italy alimentare sarà sconfitto perché: «il passo verso la concorrenza diretta, fatta con gli stessi prodotti del made in Italy, è ormai breve».
A rischio sono soprattutto le produzioni tipiche italiane che potranno essere duplicate da uno dei colossi economici del mondo, ha precisato Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura.
Allarmismo, si dirà, ma il leader di Confagri non la pensa così: «Dal genoma del pomodoro, annunciato per i primi mesi di quest’anno, al pomodoro San Marzano o a quello di Pachino il passo è breve e la procedura quasi identica».
Incalcolabili, dunque, i danni per il made in Italy. Si parla di decine e decine di miliardi di euro, visto che già oggi il giro d’affari dell’agro-pirateria internazionale che copia i nostri prodotti è di 60 miliardi l’anno.
Lo denuncia il dossier presentato dalla Cia a conclusione del loro congresso nazionale. Spiega il presidente, Giuseppe Politi: «In Italia si realizza più del 21% dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini a denominazione protetta e gli oltre 4 mila prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale».
Questa lunghissima lista di prodotti certificati fattura, al consumo, 8.851 miliardi con un export di 1,844. Alla faccia di Dop, Doc, Igp et similia, a livello mondiale non esiste però una vera difesa delle nostre denominazioni d’origine che comprendono formaggi, oli d’oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli.
Certo, imitazioni e taroccamenti sono diversi dalle ricerche sul Dna, ma è evidente che c’è la necessità di sviluppare una seria strategia di difesa. A questo punto è davvero indispensabile incrementare l’attività di ricerca presso i centri di eccellenza e successivamente trovare le formule idonee per proteggere il patrimonio genetico delle nostre tipicità.
Attualmente ci si trastulla con leggi e leggine, spesso in contrasto tra loro, e con tanti simposi e pseudo “eventi” a magnificare l’ineguagliabile sapore, colore, profumo della mia melanzana che è migliore della tua, mentre in laboratorio, volendo, te ne possono sfornare una gialla piuttosto che azzurra, con altrettanto sapore e profumo.
La Coldiretti, tanto per sottolineare come tra organizzazioni istituzionali vi si accordo, ha una posizione diversa: «La mappatura del genoma rappresenta una grande opportunità specie per la vitivinicoltura se sarà utilizzata per valorizzare le identità territoriali dei vitigni e per proteggerli dai tentativi di clonazione e modificazione genetica che favoriscono l’omologazione e la delocalizzazione». Da qui la proposta di realizzare una banca del Dna per tutti i 355 vitigni autoctoni che danno all’Italia il record mondiale della biodiversità. Secondo Coldiretti, dunque, i risultati della ricerca dovranno dare un importante contributo alla salvaguardia del legame con il territorio e delle specificità locali per difenderle dal rischio di contaminazioni da Ogm ma anche sostenere una lotta più incisiva nei confronti delle frodi e sofisticazioni.




