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Feb 06th


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Tabù al Vinitaly: i vini in brick

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Il vanto dell’italica enologia si può sintetizzare con questi semplici dati: 320 Doc, 48 Docg e 118 Igt.  Ma c’è anche tanto, tanto vino in brick.  Alla recente 44esima edizione del Vinitaly di questi vini negletti nessuno ne ha parlato; eppure, fermo restando che i consumi interni continuano a decrescere, i vini confezionati nel cartone risultano i più venduti in assoluto. Di più, Caviro, leader di questo segmento, produttrice del noto Tavernello è – lo evidenzia l’indagine di Mediobanca - la seconda azienda vitivinicola italiana e tra le prime 10 nel mondo, con un fatturato di 260 milioni di euro e una produzione annua di 184 milioni di litri.

Certo, in un clima dove il Gotha nazionale di Bacco è finalmente trascorso da una ventata di ottimismo, che senso ha sottolineare la crescita, in particolare all’estero, di vini confezionati venduti sotto i 2 euro? Ci si goda oggi l’uscita dal tunnel dal nerissimo 2009 che tuttavia, occorre riconoscerlo, non ha preoccupato più di tanto alcuni settori come, ad esempio, quello dei vini spumantizzati in genere e dei Prosecchi in particolare che, appunto, sono quelli che meno (o per nulla) hanno sofferto del pesante calo.

Sull’onda di questa (quasi) certa ripresa, tra gli stand ho sentito enunciazioni riguardanti nuovi investimenti, maggior utilizzo delle leve del marketing, più rilevante attenzione ai servizi, ridifinizione dei prezzi con accordi condivisi (difficile da credere) soprattutto con la ristorazione che ha continuato, e continua, ad applicare ricarichi da “cravattari”, perfezionamento dei rapporti con la GDO che ormai commercializza oltre il 65% del vino in bottiglia, con la quale la fattibilità di effettive partnership, sino all’altrieri utopiche, devono diventare indispensabili.

Chi queste scelte le ha fatte da tempo è proprio quell’impresa leader dei vini in cartone, ossia Caviro che col suo Tavernello e con prodotti analoghi fornice con marchi d’insegna parecchie sigle della distribuzione organizzata in Italia e sui mercati esteri. I suoi 18mila viticoltori associati hanno anzitutto migliorato la qualità intrinseca e percepita del prodotto sottolineando, appunto, che il rapporto qualità-prezzo è attualmente ottimale, considerando inoltre che gran parte dei loro vini sono anche Igt guadagnando posizioni sui vari vini da tavola.

In questi giorni ad arricchire la gamma, Caviro, senza abiurare le confezioni brick, debutta con il vino frizzante declinato in due referenze, bianco e rosato ottenuti da selezioni di uve italiane. Va da sé che la confezione, proprio per la loro frizzantezza richiede un contenitore capace di contenere la maggiore pressione delle bollicine rispetto ai vini fermi. Dopo un area test positiva la Cooperativa faentina li lancia quindi in una elegante bottiglia renana da 75 cl al prezzo consigliato di 2,50 euro. La risposta al mercato.