… molto utile, umile, preziosa et casta…
I più acculturati, compresi atei e agnostici, avranno individuato che sono parole di San Francesco, protettore della nostra sconclusionata Italia, parlando dell’acqua. Del mio pensiero circa l’acqua in bottiglia e del rubinetto di casa ne scrissi tempo fa (vedi “Acque minerali & Spot postato il 18 marzo 2008) ed ora ne riparlo a causa di fatterello occorsomi che mi ha fatto riflettere. Reduce da una cena in una finta hostaria mi sono invelenito per una discriminante che ai più sfugge o tralasciano.
Mi riferisco alla mescita dell'acqua e del vino. Non sono un pignolo, ma attento credo d’esserlo; dunque mi sono chiesto perché, particolarmente presso i pubblici esercizi, sorella acqua è trattata con maggiore rispetto di fratello vino. La controprova? Provate a chiedere in un uno di questi luoghi dell’acqua del rubinetto. Quando va bene vi prenderanno per un pezzente micragnoso, mentre, in pizzeria, tavola calda, trattoria o ristorante che siano, il cameriere o il patron pazientemente vi informerà che l'acqua del rubinetto per ragioni igieniche non può essere servita allo stato sfuso e che quindi è preferibile quella minerale opportunamente imbottigliata in vetro o plastica. Ringrazi della consulenza social-sanitaria e senza batter ciglio paghi i tuoi 75 centilitri di H2O con gas o senza, euro 5 quando non di più. Un inezia poiché nel prezzo è compreso il chiarimento scientifico che se ti rivolgevi ad un microbiologo per un simile parere avresti dovuto accendere un mutuo.
Scusandomi di raccontare i fatti miei proseguo: poiché ho cenato tristemente da solo, quanto al vino per accompagnare le vivande ho reputato che un’intera bottiglia sarebbe stata esagerata, di mezze bottiglie neppure l’ombra, così il solerte cameriere mi suggerisce una piccola brocca del “famigerato” vino della casa.
Obtorto collo accetto; naturalmente si trattò di vino (pessimo) sfuso che scoprirò messomi in conto come fosse Ornellaia docg. Ma la domanda è: perché l'umile preziosa et casta acqua dev'essere rigorosamente venduta in bottiglia e il vino sfuso invece no? Non trapela, ma risulta, che non di rado il ristoratore non sappia gestire l'impianto alla spina (quando esiste) attingendo così dal bottiglione; se fortunato ti arriva in tavola un vino ossidato o che sa di aceto. E le garanzie sull'origine del prodotto? E chi ci dice che dietro il bancone l'oste non sia tentato di miscelare vini di diversa provenienza pur se fortunatamente dello stesso colore (ma ho assistito personalmente alla creazione di rosati frutto di intemerati mix di avanzi di varie bottiglie, proposti ovviamente come vino “della casa”?
Ma a parte gli inverecondi ricarichi, perché il vino, il simbolo di Enotria, bevanda nazionale per antonomasia, orgoglio del Paese dev'essere così umiliato? Per esso non valgono le planetarie ragioni igieniche che accomunano altre bevande? Evidentemente sono bravissimi gli industriali delle acque minerali (perlopiù multinazionali) che maneggiano talmente bene marketing e pubblicità che i nostri vigneron se lo sognano, imprese che sono riuscite a far sì che un prodotto di costo irrisorio venga venduto esclusivamente imbottigliato adducendo come motivazione principe la garanzia di igiene e la tutela del consumatore.
Ma c’è di più: sono talmente bravi che inducono non pochi a credere che le loro acque in bottiglia, ringiovaniscono, sono purissime, rendono snelli e tonici, eliminano gli inestetismi della pelle, patetico seppur dotto eufemismo che significa cellulite e buccia d’arancia. Ma soprattutto fanno fare tanta … plin, plin. E’ sottinteso che se tu tapino bevi semplicemente l’acqua del rubinetto, ovviamente sfusa, la tua vescica diventa un organo superfluo.




