La storia della pasta, tra leggende, credenze e realtà ha inizio circa 7000 anni fa: c’è chi l’attribuisce agli Dei, chi agli Etruschi, chi a Marco Polo e chi pensa che i primi inventori della pasta siano stati gli arabi. Di certo vi è che sicuramente l’Italia è il Paese che ha maggior titolo nel rivendicarne la paternità grazie al forte legame con il territorio, alle tecniche di lavorazione e alle sapienti combinazioni culinarie. Infatti, si sa che nel XVII secolo, a Napoli, la pasta “incontra” il pomodoro, arrivato in Europa con la scoperta dell’America e con il tocco aggiuntivo del basilico nasce un fortunato tris di colori, testimonial indiscusso della nostra bandiera che ancora oggi fa il giro del mondo.
Perciò, non solo per noi, abitanti del Belpaese, affermare che la pasta di qualsivoglia formato sia patrimonio nazionale, è una ovvietà. Se poi attendibili dati lo confermano non c’è barba di santo che lo possa confutare.
Da “Pastatrend”, il primo salone della pasta tenutosi recentemente a Bologna è stata divulgata un’analisi curata da Coldiretti la quale precisa che il valore delle nostre esportazioni di pasta nel mondo è praticamente raddoppiato negli ultimi 10 anni raggiungendo 1,8 miliardi di euro nel 2009 e che il valore della produzione di pasta italiana ha raggiunto complessivamente 6,1 miliardi mentre il comparto da lavoro a 30 mila addetti occupati in 6.000 imprese.
Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo è prodotto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione) e della Russia (858 mila tonnellate). Il consumo pro capite di pasta di semola in Italia è di 26 chili, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese.
Rimarchevole la crescita negli Usa dove per circa 8 americani su 10 la “pastasciuttata” è diventata un appuntamento almeno settimanale, mentre il 33% la mangia almeno 3 volte a settimana. Mica bubbole, lo afferma un’indagine realizzata negli Stati Uniti dalla National Pasta Association che per sottolineare l’appeal che suscita questo alimento cita tra i consumatori più illustri Barack e Michelle Obama appassionati degli stringozzi alla carbonara, di più, secondo il “Metropolitan Post”, per prepararli e cucinarli a dovere ricorrono addirittura ad un costoso “personal pasta chef”.
Nonostante la sostanziale tenuta dei consumi a livello nazionale si è però verificato un crollo dei prezzi pagati agli agricoltori per il grano duro attestato a 15 centesimi al chilo che non riescono a coprire i costi di produzione.
Per salvare la pasta di grano italiano Coldiretti è impegnata nel progetto di una filiera agricola tutta italiana per combattere le distorsioni e le speculazione dal campo alla tavola con il coinvolgimento delle imprese agricole, dei mercati degli agricoltori, delle cooperative e dei Consorzi Agrari che hanno recentemente varato l’holding “Consorzi Agrari d’Italia.
I principali consumatori di pasta nel mondo (in chili pro capite)
Italia 26
Venezuela 13
Tunisia 12
Grecia 10
Svizzera 10
Stati Uniti 9
Svezia 9
Fonte: elaborazioni Coldiretti




