“Come mai il carciofo, la zucchina e le pere costano così tanto ?” si chiede ogni giorno la ‘sora’ Giulia davanti alla bancarella del mercatino rionale o al banco del super. Le risposte del commerciante e dell’addetto ortofrutta della GDO - quando ci sono - sono varie: maltempo, raccolti scarsi, consegne lente, indisponibilità di prodotti di qualità, aumento generalizzato del costo della vita, eccetera.
Risposte banali, fuorvianti e bugiarde. Mai nessuno che abbia il coraggio di affermare a chiare lettere che i prezzi di frutta e verdura triplicano (+200%) dal campo alla tavola non solo per le ataviche deficienze strutturali della filiera ma anche (soprattutto !) per effetto delle infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto sulle quali, giorni fa, è stata fatta finalmente un po’ di luce.
Chi legge i giornali, che beninteso hanno le loro colpe relegando in genere queste notizie ‘sgradevoli’ in poche righe, qualcosa sapeva al proposito; dubito tuttavia che la succitata “sora Giulia” sapesse che il business legato a questi rincari valesse 7,5 miliardi di euro caricati sulle spalle dei consumatori.
Oggi grazie alla notevole l’operazione della Dia di Napoli e della Squadra mobile della Questura di Caserta che hanno eseguito arresti, perquisizioni e sequestri di beni per smantellare una presunta (?) organizzazione criminale che imponeva il monopolio ai commercianti e agli autotrasportatori di prodotti ortofrutticoli in tutto il Centro-Sud d’Italia, con la conseguente lievitazione dei prezzi di frutta e verdura, la notizia è finalmente apparsa sulla stampa a 9 colonne e persino la Tv ha mostrato qualche sfocata immagine dando il destro al neo ministro del Mipaaf Giancarlo Galan di dichiarare coram populo che “Camorra e mafia nell’ortofrutta mi portano a dire che all’agricoltura del Paese vanno tolte maschere e cosmesi che nascondono una ben triste realtà”.
Gli fa eco la Coldiretti precisando che in Italia dove oltre l’86% dei trasporti commerciali avviene su gomma, la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura. L’operazione di polizia conferma quindi che le imprese agricole e i consumatori subiscono l’impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato da maiuscoli fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori.
L’effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti in un Paese che ha la leadership europea in quantità e qualità nell’offerta di ortofrutta.
Secondo uno studio della stessa Coldiretti, l’ecomafia con il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi generano, a danno delle campagne italiane, un giro di affari di 7,5 miliardi di euro per la criminalità organizzata che in agricoltura opera, inoltre, attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto per tacere dei danneggiamenti delle colture, aggressioni, usura, truffe nei confronti dell’Unione europea e caporalato.
Tra i fenomeni maggiormente preoccupanti le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carni e ortofrutticoli in particolare che mettono anche a rischio la sicurezza alimentare delle produzioni oltre a danneggiare gli operatori sotto il profilo economico.









