Multe salate dell’Antitrust ai maggiori produttori
Ma di tutti e di nessuno, perbacco! Quando mai succede che dalle nostre parti ci sia un colpevole di qualcosa? Aumentano i prezzi di cibo e bevande? Colpa del rincaro delle materie prime, dei trasporti, oppure delle filiere troppo lunghe e tortuose e quindi dei ricarichi applicati dalla distribuzione sia moderna sia tradizionale, e se proprio non si trova nessuno dopo lo scaricabarile tra le varie parti, colpa dei sindacati, della politica, del Governo, della stampa che da notizie allarmanti, e via impotenti a imprecare sin’anco al Cielo.
E’ di oggi la notizia di una maximulta comminata dell'Antitrust all'industria della pasta. L'autorità garante per la concorrenza e il mercato ha inflitto 12 milioni 500 mila euro di multa a 26 imprese e alle due associazioni di categoria l'Unione industriale pastai italiani (Unipi ) e l'Unionalimentari. Il reato accertato è la messa in atto di un cartello, che significa un'intesa restrittiva della concorrenza del settore. Nel dettaglio, le sanzioni più cospicue sono state comminate alla Barilla (6 milioni), ossia quella grande azienda dell’arte bianca che proprio in questi giorni manda in onda spot pubblicitari incentrati sull’immagine retrò dei suoi inizi e sul concetto che la pasta è alimento sano per tutti, senza dimenticare lo storico slogan “dove c’è Barilla, c’è casa” (sua). Poi, alla De Cecco e alla Divella (oltre un milione), e alla Garofalo (quasi 500 mila euro).
Mentre scrivo nessun comunicato da parte delle imprese citate, ma immediato e puntuto il distinguo dell’Unione industriali pastai italiani che ribadisce che nel settore non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori. Le ragioni che hanno determinato tensioni sul prezzo al consumo – spiegano - sono riconducibili, in particolare, all’andamento dei costi di produzione, il più importante rappresentato della materia prima, la semola di grano duro.
A partire dal 2005 e fino al 2008 le quotazioni del grano duro hanno fatto registrare aumenti straordinari, tanto da determinare uno stato di crisi acuta per il settore, con il rischio concreto, per numerosi pastifici, di cessazione delle attività. Nel primo semestre del 2008 il costo medio del grano duro è cresciuto del 220% rispetto alla media del 2005 (Fonte: Borsa Merci di Foggia).
Forse mi sono confuso è ho dato per buono ciò che tutti i media italiani e stranieri dicevano circa il calo nel 2008 del grano duro. Visto mai che da Foggia siano più informati del Times, della Cnn, del Sole24Ore, della Frankfurter Allgemeine, de Le Monde piuttosto che de El Pais, o di Frate Indovino. Può essere ma fatico a credere.
Tale aumento – ribadiscono all’Unipi - non si è trasmesso immediatamente e per intero sui listini della pasta di semola praticati dai produttori ma è stato in gran parte assorbito dall’industria. Lo stesso Antitrust ha inoltre riconosciuto che le aziende hanno praticato aumenti di intensità diversa in tempi diversi. Ciò dimostra chiaramente l’insussistenza di qualsiasi ipotesi di intesa, fermo restando – dico io – che aumenti ci sono stati e ci sono. Eccome.
Nella seconda metà del 2008 il costo del grano duro ha fatto registrare cali sensibili (viva la sincerità) ma quotazioni ancora di gran lunga superiori a quelle del 2005 (e fors’anche nell’immediato post-diluvio universale come confermava Noè). Gli industriali pastai operano in un regime di forte concorrenza e con margini ridotti. Lo sfruttamento medio della capacità produttiva è pari al 67%. Ciascun produttore mira quindi ad aumentare i volumi, contenendo i prezzi, determinando una sempre maggiore competizione sul mercato.
Secondo i dati Indis-Unioncamere e Istat, nel biennio 2007-2008 l’aumento percentuale dei prezzi della pasta alla produzione (quanto i produttori fanno pagare alla distribuzione) è stato inferiore a quello dei prezzi al consumo (quanto la distribuzione fa pagare ai consumatori).
L’avrei giurato, mica è colpa loro; saranno i passaggi di mano o quei vampiri dei commercianti, che a loro volta scaricano la responsabilità sui costi della pubblicità delle imprese, del caro gasolio (che però è calato anche quello) e quindi dei trasportatori. Insomma come volevasi dimostrare: di tutti e di nessuno. Consoliamoci, facciamoci due fettuccine e buon appetito. Ora però mi chiedo: semmai le multe comminate verranno pagate, a chi andranno i soldi recuperati? Una cosa è certa, non ai consumatori.




