Incontro storico? Mi sembra un po’ troppo. Epocale? Certamente esagerato. Importante? Beh, questo forse si. Mi riferisco all’imminente G8 agricolo che si terrà dal 18 al 20 aprile in quel di Cison di Valmarino (TV) dove da questo primo summit internazionale consacrato al mondo agricolo si attendono risposte concrete atte a riconoscere davvero (con fatti e non parole) la centralità che questo settore ha per il sostentamento e l’economia dell’intero Pianeta.
La parola d’ordine è “ridisegnare il futuro dell’agricoltura”, un problemino da niente! Sarebbe sufficiente si concretizzasse il punto focale enunciato dal Ministro Luca Zaia, che presiederà i lavori di questa importante sessione, ossia ricondurre alla centralità il ruolo degli agricoltori.
Teoria ineccepibile poiché, senza fare della facile retorica, la saggezza, il pragmatismo, insomma, il “sapere” dei contadini di ogni angolo di mondo, pur se zotici e analfabeti - come ancor oggi vorrebbe la vulgata popolare - da sempre permettono di nutrire chi stava, e sta, in questa valle di lacrime. Certo la civiltà avanza, così le tecnologie; chiaramente l’aratro con i buoi è oleografia, ovviamente oggidì gli agrofarmaci sono necessari (ma non sempre indispensabili), e ci sono ancora intere popolazioni che non hanno di che sfamarsi. Ma la responsabilità non è del mondo agricolo ma di chi gli si è sovrapposto e lo governa con i soldi e non raramente con le armi.
Chissà se si parlerà anche di questo al summit trevigiano considerato che i relatori, almeno sulla carta, sono tutti di vaglia; infatti, parteciperanno i Ministri agricoli di Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Giappone, Russia e Canada, oltre a quello ceco quale presidente di turno del consiglio dell’Unione Europea, nonché la commissaria Ue all’agricoltura Marianne Fischer Boel. Invitati inoltre i vertici della Fao, della Banca Mondiale e l’High Level Taske Force sulla sicurezza alimentare delle Nazioni Unite.
Va da sé che, unitamente al direttore di questo giornale on-line che si occupa a 360° del settore, auspico successo per la piena riuscita di questa tre giorni di lavori.
Tuttavia parecchie perplessità legittimamente assalgono. A partire dall’ipotetica possibilità di condivisione tra le politiche agricole di Paesi (e rispettivi governi) talmente dissimili vuoi politicamente, vuoi socialmente, vuoi infine come cultura e modus operandi. Per tacere di infrastrutture, strutture, ampiezza e tipologie dei terreni, pianificazioni delle colture, posizioni geografiche, clima, ecc. Che risoluzioni si trarranno quando verranno giocoforza toccati tasti relativi ai mercati, circolazione delle merci e protezionismo, problematiche igienico-sanitarie e indispensabili controlli uniformi ed eguali per tutti, tasse, prezzi all’origine, contributi comunitari elargiti o meno a secondo la tipologia delle merci. E ancora: snellimenti burocratici (la misura e il calibro standard per le zucchine emanata da Bruxelles è emblematica). E poi: si, no, ni ai prodotti Ogm. Infine, una bella occhiata all’operato delle industrie sementiere non sarebbe malaccio. Temo che i bla bla bla saranno cospicui, molte le indicazioni e i suggerimenti e sempre più difficile sarà capire “chi-fa-cosa”. E soprattutto, se fa. E quando.




