difficoltà di applicare parimenti i noti ricarichi utilizzati per il vino, i più giovani tra patron e chef hanno ora aperto le porte a Gambrinus.C’è stato un tempo che gran parte dei vignaioli nostrani (ma forse ce ne sono ancora attualmente) vedevano nella birra l’antagonista principe del vino.
Dimenticando, o non conoscendo, i risibili consumi pro capite (meno di 30 lt) rispetto al panorama europeo (80 lt), dimenticando, o non sapendo, che la birra ha accise e imposte tali che se applicate al nettare di Bacco parecchie cantine chiuderebbero domattina. La stampa più o meno specializzata poi non ha mai cessato di cantare peana a favore del vino pubblicando caterve di libri, guide e riviste d’ogni sorta. Per tacere dei network che almeno una rubrichetta enoica la piazzano settimanalmente, nonché delle miriadi di corsi per diventare se non proprio esperti degustatori quantomeno capaci di usare correttamente un cavatappi (sia di sughero sia di silicone).
Gli operatori del settore enoico che consideravano la birra acerrima rivale del vino sostenevano che il Vino è sangue e linfa (scomodando anche i Vangeli) mentre la birra non è che una banale bevanda. Ciò dimenticando, o non sapendo, che quest’ultima è la prima bevanda alcolica utilizzata dall’uomo, che vanta secoli di “anzianità”, che anch’essa è stata usata abbondantemente per cerimonie liturgiche cinquemila anni prima dell’avvento di Gesù Cristo, che ha funzionato da moneta corrente per secoli, che è un prodotto che più naturale non si può, in quanto costituita semplicemente da acqua e cereali e amaricata con i fiori femminili del luppolo è pressoché inutile adulterarla perché qualsiasi cosa si aggiunga alla sua preparazione ha un costo senza tuttavia migliorarne la qualità finale; infine credo non sia un caso che viene chiamata universalmente “pane liquido” tant’è (è storia antica e recente) che ha sfamato il popolo irlandese durante la crisi delle patate tanto da venire distribuita gratuitamente nelle farmacie. Sia ben chiaro, lungi da me porre in discussione le valorialità del vino, e neppure il simbolismo che rappresenta pressoché universalmente, particolarmente dalle nostre parti, nonché la fatica dell’uomo per ottenerlo e le tante tipologie di vitigni autoctoni e internazionali.
Questo preambolo parrebbe comunque una difesa d’ufficio della bevanda di Gambrinus, non lo è e non ne ha bisogno, solo per raccontare qualcosa anche della “controparte” che in moltissimi ignorano. Pur con consumi stagnanti, alla pari peraltro del vino, recentemente la sussiegosa ristorazione di casa nostra - ovunque all’estero servire la birra a pasto/cena è normalissimo e anche laddove esiste il sommelier quest’ultimo esegue una corretta mescita alla giusta temperatura di servizio nel bicchiere corretto specifico per la tipologia scelta/consigliata, senza sopracciò superflui - si è accorta che appunto la birra a tavola nelle proposte gastronomiche della dieta mediterranea, mette fine ai supposti matrimoni impossibili, tabù che tormentano sommelier, gourmet ed eno appassionati.
Il mondo del luppolo sembra infatti non solo convivere ma addirittura esaltare alcuni primi e pietanze con estrema validità. Non sono che semplici esempi, tuttavia una fresca pils ben spillata può infatti valorizzare le trofie al pesto piuttosto che un risotto al radicchio. Mentre una bock sposa egregiamente pasta e ceci, ma anche tagliolini allo scoglio. Lo ha rilevato, assieme ad altri interessanti esempi d’accostamento, un’indagine della Makno circa il consumo nei pasti fuori casa che per la prima volta mettono in luce un testa a testa tra le ordinazioni di vino (43,6%) e quelle della birra (40,1%).Dopo il lancio in Spagna di una birra firmata dal “divo” Ferran Adrià, ad evidenziare l’approdo della birra nelle cucine più di tendenza, c’è l’iniziativa del Gambero Rosso e Jeunes Restaurateurs d’Europe (Jre), promossa assieme ad Assobirra, con il progetto “Birra gourmet”, con diffusione di un vademecum per l’utilizzo della birra a tutto pasto, insieme a un mese di appuntamenti con ‘I venerdì della birra’ presso gli 85 ristoranti del circuito Jre in Italia.Il binomio pizza-birra ovviamente resisterà imperituro, tuttavia è verosimile ipotizzare che i santuari della ristorazione facciano da pontieri alla conoscenza della birra per quei tanti, troppi italiani che la considerano una banale bevanda salvo (particolarmente i giovani) tracannarne direttamente dalla bottiglia o lattina un numero impressionante svilendone le sue peculiarità, i suoi valori proteici, la sua secolare storia.




