In questa rubrica affidatami amerei dare più spesso notizie positive. Quanto scrivo di seguito, leggendo le ultime rilevazioni di Ismea, qualcosa di positivo si trova. Nulla di travolgente beninteso, né che inviti all’ottimismo (non sono mica Berlusconi), tuttavia qualche comparto del settore mostra timidi miglioramenti.
Dall’indagine trimestrale condotta appunto dall’Ismea nel mese di dicembre presso il panel dell’industria alimentare è delineato un quadro meno negativo di quello, ad esempio, dell’intero manifatturiero nazionale. A livello settoriale, gli indici evidenziano che il peggioramento congiunturale del quarto trimestre 2008 ha interessato maggiormente le industrie del vino (anche se al Vinitaly nessuno l’ha sottolineato enfatizzando esclusivamente, a partire dagli Assessorati, Consorzi sino all’ultima cantina, la massiccia presenza di visitatori agli stand ed i notevoli, fortunatamente reali, risultati delle nostre esportazioni) i prodotti della prima colazione, seguite dalle acque minerali (era ora, vuoi vedere che gli italiani hanno capito che anche con l’acqua del rubinetto si è capaci di fare plin plin) e delle bevande analcoliche, oltre alle industrie molitorie e della macellazione di carni rosse. Tuttavia, anche per gli altri comparti produttivi l’indice ha registrato valori negativi, con risultati comunque migliori, rispetto alla media, nei settori della trasformazione degli ortofrutticoli, dell’olio d’oliva, del riso, della pasta e delle carni bianche.
Anche a livello territoriale, l’indice della fiducia si è attestato ovunque su valori negativi, registrando un generale peggioramento sia congiunturali sia come tendenze. Solo nel Nord Ovest si è avuto un lieve miglioramento rispetto al terzo trimestre del 2008, quando l’indice aveva raggiunto un livello di particolare criticità, quasi anticipando di un trimestre l’evoluzione della fiducia degli operatori delle altre regioni italiane.
Le problematiche più ricorrenti, considerate come dirette conseguenze della crisi, si identificano nella contrazione della domanda nazionale (indicata dal 28,3% della imprese che hanno dichiarato di avere risentito appunto della crisi), nei ritardi dei tempi di riscossione dei crediti (22,2%) e nei disagi ad accedere al credito (12,8%). Sebbene da tali dati emerge che l’industria alimentare non è avulsa dagli effetti e dalle difficoltà indotte dalla crisi attuale, il suo scenario generale appare meno negativo di quello complessivo dell’industria manifatturiera italiana. Anche la fiducia degli operatori dell’ alimentare, nell’ultimo trimestre del 2008, ha traballato meno di quella dell’intero settore industriale.Visto? Il cielo è sempre nuvoloso ma un pochino meno scuro di quanto immaginato.
Questo ad oggi. Ora ci saranno da verificare i danni, anche nell’agroalimentare, procurati dal teribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo; danni che si ripercuoteranno sull’intera Penisola seppur trattasi di una sola delle 20 province italiane. Non ricordo, così a caldo, se la regione ha nel suo seno significative imprese del settore, tuttavia risulta che i settori agricoltura, silvicoltura e pesca abruzzesi valgono 1,84% del Pil nazionale. Saranno marginali le immagini mostrate da tutte le emittenti del mondo dell’immane catastrofe di alberi da frutto abbattuti di stalle scoperchiate e di mucche, vitelli, pecore e suini schiacciati dalle macerie; certamente marginali rispetto agli esseri umani, ai monumenti, alle opere d’arte e via singhiozzando, ma pur sempre una realtà, come ha verificato Luca Zaia che si è recato sul posto, non credo per fare passerella ma per significare che l’agricoltura abruzzese ha un peso.Proseguo commentando il rapporto circa il “vissuto” della grande distribuzione.
In analogia con i risultati delle imprese industriali, anche gli operatori della GDO hanno dichiarato, nel quarto trimestre del 2008, un significativo peggioramento del giudizio sugli sviluppi della congiuntura, con il relativo clima di fiducia, emerso dall’indagine condotta su 200 imprese del settore. Nelle diverse componenti l’indicatore ha messo in luce un forte deterioramento soprattutto delle aspettative di vendita. In netto peggioramento anche l’indice sull’andamento corrente delle vendite; contestualmente è aumentato il numero degli operatori che ha dichiarato un livello delle scorte superiore alla media del periodo.
Gli effetti della crisi si sono estesi a tutti i prodotti e sono apparsi diffusi a livello territoriale. Nell’ambito delle diverse aree geografiche, l’indice del clima di fiducia ha raggiunto il picco negativo nel Mezzogiorno, peggiorando sensibilmente anche al Nord e al Centro Italia. Tutte le merceologie presentano, nel quarto trimestre del 2008, un indice delle vendite negativo, con forti penalizzazioni rilevate in particolare per i vini di qualità, gli spumanti e il pesce sia fresco che congelato.
L’indagine ha infine evidenziato un forte aumento delle vendite in promozione. Le aspettative sulla dinamica dei prezzi nel primo trimestre 2009 rivelano una diminuzione per il 28% degli intervistati (all’inizio dell’anno l’attesa di una riduzione dei prezzi riguardava appena il 2,3% del campione) e un andamento stazionario per un altro 58,6%, contro il 25,7% di inizio 2008.




