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Feb 07th


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Stati Generali dell’enoturismo: un altro carrozzone?

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Evviva. La “salmonata”, Michela Brambilla, così soprannominata da quella vipera di Dagospia, per via dell’inusitato personalissimo colore dei capelli che non esiste in natura neppure tre gli irlandesi, dopo un anno di stand-by è stata promossa Ministro di un dicastero, quello del turismo. Ministero soppresso, riattivato, cancellato e poi nuovamente riattivato, oggetto di critiche, sperperi, in Patria e all’estero, di consistente peso economico, per tacere dell’immagine. E pensare che del turismo dovremmo essere gli alfieri nel mondo, o quantomeno in Europa e nell’area mediterranea, ma Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, Tunisia e financo Cipro ci hanno surclassato.

Imputare le responsabilità è troppo facile quanto inutile, tanto Pantalone ha già pagato. Quindi, “scordammuce o passato” e veniamo all’oggi con la sorprendente intuizione del neo ministro, ossia  che cibi e vini italiani possono essere la più importante locomotiva per trainare il turismo. Musei, panorami, opere d’arte si trovano sui libri e sui siti web ma non si possono assaggiare che con gli occhi.

Il primo atto ufficiale per rilanciare l’intera offerta turistica italiana, sia internamente che a livello internazionale, è stato il varo di una nuova Commissione (a ridaie) tesa a favorire una forte presa di coscienza collettiva della qualità e quantità dell’agroalimentare made in Italy attraverso le principali fiere di settore in Europa, della focalizzazione sul palazzo dell’enogastronomia in vista dell’Expo 2015 a Milano (sempre che le beghe consentano l’evento), alla mappatura del territorio italiano tramite un vero e proprio censimento delle tipicità, fino allo sviluppo del portale Italia - quello che c’era è rapidamente morto per necrosi -  per raggiungere gli eno-appassionati in tutto il mondo: «Così il rilancio del brand Italia – ha sentenziato la Brambilla - passerà attraverso l’enogastronomia, che ha tutte le potenzialità per attirare milioni di turisti e destagionalizzare l’intero settore del turismo italiano».

Se questi sono gli obiettivi fissati dalla Commissione per la promozione e valorizzazione del turismo enogastronomico, occorrerà in pari tempo, creare un coordinamento a tutti i livelli per razionalizzare la varietà dell’offerta e consentire la creazione di iniziative e network enogastronomici per attirare anche, e soprattutto, un turismo destagionalizzato.

Un lavorone che chi, come chi scrive, si occupa del settore già oggi prevede sanguinose bagarre per stabilire quali eventi e prodotti saranno da appoggiare e valorizzare; che la mappatura del territorio italiano delle tipicità, piattaforma di base per la maggiore presenza e facilità di consultazione degli itinerari sul futuro portale Italia, è già chiara al Mipaaf. Basta chiedere. Staremo a vedere, anzi, a sentire, ciò che verrà detto il 13 e 14 novembre a San Patrignano alla prima convention sugli Stati Generali dell’enoturismo, che illustrerà il programma di workshop turistici nelle principali città europee, della presenza (vedremo chi paga) di stand specifici in tutte le fiere dove è presente l’Enit a livello europeo e mondiale, comprese quelle agroalimentari.

 

Sarà inoltre interessante leggere la “Magna Charta” per la valorizzazione del turismo enogastronomico, con la quale tutti i protagonisti della filiera (territori, imprese, istituzioni) possano fissare i requisiti di qualità che l’offerta si impegna a raggiungere verso i turisti. Per far ciò basterebbe spiegare i contenuti dei quasi 200 sigilli europei che vantiamo nel comparto. Laborioso ma efficace. Illustrare i percorsi  delle strade del vino e dei tour dell’olio che, peraltro (chi più chi meno già ricevono contributi regionali, provinciali, consortili, ecc)  sono in grado di promuoversi già oggi egregiamente.  La creazione del palazzo dell’enogastronomia all’Expo 2015, punto di raccordo di tutte le attività del turismo di settore è per ora un bel sogno così come l’Università dell’accoglienza.


Ma chi sono gli uomini-motore della citata super Commissione? Gualtiero Marchesi è il presidente onorario, del coordinamento si occupa il giornalista Pierluigi Ronchetti, già direttore di “Sorrisi e Canzoni”, che forte di questo background di esperto musicale e di showbiz, coordinerà nel mondo, ad esempio, il simpatico fil rouge che unisce  porchetta e canellino con la mitica country ballad  "la società del magnaccioni". Quindi il giornalista Roy Berardi, poi, il presidente di Buonitalia Spa Walter Brunello (un buon esperto di carrozzoni parastatali), Paolo Caldana,  presidente della Federazione Italiana Cuochi, Ludovico Gay, che dirige l’Ufficio Saco del Mipaaf, Antonio Gobbato, presidente delle Città dell’Olio, Enrico Lupi, Paolo Massobrio (bravo collega e ottimo introfulatore negli apparati della cosa pubblica), Enrico Merenda, responsabile della promozione del Consorzio “Lago di Garda è…”,, Terenzio Medri sommelier Ais nonché direttore della rivista “Devinis” ed editorialista del Quotidiano Nazionale, Lino Enrico Stoppani (leggi Peck) presidente Fipe e Valentino Valentini presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e dell'Associazione delle Città di Identità.


Bando al pessimismo. Buon lavoro Ministro, e una supplica, ci faccia spendere poco.