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Feb 06th


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A tavole con le trappole

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Mi daterò irrimediabilmente ma la parola “trappola”, nella mia testa canuta, mi conduce dritta dritta a Frank Sinatra, più precisamente ad una sua canzone di grande successo: “The tender trap”. La trappola è, ovviamente, la donna. Non è, anzi, non sono affatto tenere però le trappole che l’Unione Europea riserva ai consumatori di cibi e bevande.

L’elenco delle cervellotiche imposizioni che i signori che albergano (termine più che aderente) a Bruxelles e Strasburgo, e che ci prestiamo tra qualche giorno a votare, è sconcertante. Scegliendo fior da fiore ecco, succitandola, una breve lista.
Frutta e verdure fresche fanno bene alla salute, devono essere messe a pranzo e cena su tutte le tavole. Così raccomandano non solo i nutrizionisti, ma da secoli ce lo hanno insegnato nonne e bisnonne. E allora, ecco che l’Europa abolisce gli standard di qualità minimi per frutta e verdura. Infatti, dal prossimo 1 luglio entrerà in vigore l’abolizione degli standard minimi di commercializzazione per frutta e verdura col rischio della vendita di prodotti di scarto a prezzi elevati. Lo prevede il Regolamento (CE) n.1221/2008.

Il vino rosè comunitario si ottiene anche mischiando bianco e rosso. Dal prossimo 1° agosto è in arrivo il via libera comunitario alla commercializzazione di vini rosati ottenuti miscelando vini bianchi e rossi senza alcuna indicazione in etichetta, al posto della tradizionale vinificazione in bianco di uve rosse. Ciò secondo quanto previsto dal regolamento in corso di pubblicazione attuativo della riforma europea del mercato del settore vitivinicolo.
Consoliamoci con una bella assiette di formaggi senza latte. Con una sentenza del gennaio 2009 può essere incorporato fino al 10% di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, secondo quanto previsto dal regolamento (CE) n. 760/2008 del 31 luglio 2008.

Andiamo avanti: chi non ricorda la pandemia della aviaria? Pochi però ricordano che i prodotti avicoli italiani sono risultati, a posteriori, quelli assolutamente immuni. Eppure il panico da pollo con virus aveva preso anche noi con il risultato di mettere in crisi il settore. Gli operatori di casa nostra sono stati bravi e corretti e magari si aspettavano un riconoscimento. Illusi, quale riconoscimento? Beccatevi una bella multa.

La Commissione Europea ha infatti avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, con una propria decisione del 18 luglio 2007, con la quale si chiede di eliminare l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne avicola e derivati previsto dalla legislazione nazionale. Come sentenzia una saggia mamma che ne ha viste di tutti i colori “il mondo gira all’incontrario”.

Suvvia, non prendiamocela e brindiamo. Se il rosato frutto di prestidigitazioni non ci soddisfa, niente paura, è in arrivo il vino senza uva. Per effetto della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo del 29 aprile 2008 (Reg. 479/08) è stata autorizzata la produzione e la commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes.

Malgrado queste indicazioni, pardon, raccomandazioni europee, continuate ad essere dei romantici testardi e volete bere del vino autentico magari barricato? Inutile spendere tanti euro in costose botticelle, l’Unione Europea ha dato il via libera all’invecchiamento artificiale del vino attraverso l’utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno, secondo quanto previsto dal Reg. (CE) 11 ottobre 2006, n. 1507/2006.

Ubriaconi, smettete subito di ingollare fojette e quartini a go go. L’alcol fa male. Se proprio il vostro è un vizio insanabile, Bruxelles vi tende una mano. Dal primo agosto prossimo viene permesso di chiamare vino anche quello in cui attraverso determinate pratiche enologiche viene eliminata parte dell’alcol naturalmente contenuto.

Provvedimento insito nella riforma europea del mercato del settore vitivinicolo prevista dal regolamento sulle pratiche enologiche in via di pubblicazione. Nel frattempo sappiate che sono in libera vendita wine kit per imitazioni dei vini più prestigiosi; possono essere acquistati nei negozi, o attraverso internet per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come Chianti, Barolo, Valpolicella ecc.

Commenti da fare a questa carrellata di scempiaggini ce ne sarebbero a iosa. Preso da grande disgusto, evito, continuando a pormi un rovello. Ma in Europa, l’Italia quantomeno nel settore agroalimentare, quanto conta, che peso ha?

Zaia e i suoi predecessori magari ce l’hanno, e ce la mettono tutta, certo che se poi spediamo oltralpe  soggetti completamente avulsi dal contesto che non posseggono né know-how né cognizioni inerenti, in realtà personaggi da copertina come quelli presenti praticamente nelle liste di tutti i partiti, a difendere il nostro agroalimentare , è oltremodo difficile ottenere risultati positivi.