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Feb 06th


Circe Gourmet, Il Gusto dell'Informazione

Liscio come l’olio

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Questo antico modo di dire calza alla perfezione riguardo ciò che qui di seguito descrivo. Risale ai primi di maggio ma è di stretta attualità perché, oltre al fatto non proprio marginale che un altro pezzo del nostro agroalimentare se ne va per altri lidi, sono soprattutto a rischio 700 posti di lavoro.

Precisamente riguarda lo shopping effettuato dal Grupo Sos Cuetara dei F.lli Salazar con sede a Rivas Vaciamadrid, che già aveva acquistato Carapelli e Dante ed ora si è messa in tasca, con 630 milioni di euro, la soc. Bertolli ceduta dall’Unilever che a sua volta lo scorso anno gli aveva già ceduto il marchio Friol (olio per friggere).

Il   fatturato realizzato nel 2007 dall’olio e dall’aceto dai marchi Bertolli, Dante e San Giorgio e della maionese Maya, è stato di 380 milioni di euro con un margine operativo lordo di 60 milioni di euro. In pratica con questa operazione significa il controllo del 50% dell'olio a marchio italiano ottenuto senza che l'Antitrust facesse un plissé, anzi, dando parere favorevole, coadiuvato dal finanziamento di un pool di banche tra cui l'italiana Intesa San Paolo.

Business is business, d’accordo, ma in questo caso della orgogliosa italianità strillata, ad esempio per la scassatissima Alitalia, a nessuno è interessato un fico secco. Risulta forse che Coldiretti, sempre sollecita a far partire raffiche di comunicati in difesa del made in Italy ha avuto qualche soprassalto per l’ulteriore depauperamento di una azienda alimentare nazionale ? Ha piazzato cavalli di Frisia, eretto barricate? Macché, zitti e mosca (quella olearia esclusa). A paladina si sarà posta allora Assitol? Neanche.

L’associazione degli oleari ha mostrato solo grande imbarazzo poiché tra i suoi soci, guarda caso, c’è l'Unilever . E come si è posta l'Unaprol, il Consorzio olivicolo italiano sempre sul podio a promuovere imprese per la valorizzazione dell'olio italiano. «Sono numeri che preoccupano – è stato il pensoso commento del direttore, Ranieri Filo della Torre - È l'ennesimo suono della campanella per ricordare che la ricreazione è finita e che la geopolitica dell'olio ha un nuovo baricentro: la Spagna». Al riguardo: per mera curiosità, che fine hanno fatto la Moc Oliveti d'Italia e i miliardi (di lire) del finanziamento?

Il Grupo Sos Cuetara ha il titolo sospeso in Borsa e un pesante indebitamento con le banche. Sono esclusivamente problemi della holding iberica. Non esattamente. Negli ultimi tempi, proprio per le difficoltà di questo gruppo che aveva, ed ha, esigenze di far cassa, le quotazioni dell'olio d'oliva, in particolare dell'extravergine, sono arrivate ai minimi storici. Intanto in Italia, come accennato, le ripercussioni di quanto avviene in Spagna si fanno sentire. I sindacati sono in allarme per la sorte di circa 700 lavoratori dello stabilimento di Inveruno; i marchi e le quote di mercato di Carapelli e Bertolli rischiano di essere penalizzati sui mercati internazionali.

Nel frattempo si sono moltiplicate le promozioni nei punti di vendita dei supermercati con l'olio Carapelli offerto a 2,80 euro al litro; ciò ha fatto precipitare i prezzi di tutte le altre marche, tanto che l’insegna Gs ha messo in offerta l'extravergine della ditta Portaro a 1,99 euro. Sarebbe curioso indagare sulla qualità, ma non è nostro compito. A nessuno interessa salvo agli acquirenti che, visti i prezzi, hanno fatto incetta di olio venduto da Gs. In occasione dell’ultimo Sial di Parigi, il direttore di Agra chiese al ministro Zaia, cosa pensasse di fare il Governo dopo l'operazione Bertolli che consegnava alla Sos Cuetara oltre il 50% dell'olio a marchio italiano. La risposta è stata il varo della legge sull'etichettatura (finalmente attuata).