Come è noto, Circe Gourmet non è né un forum né un blog (anche se è auspicabile che i lettori di questo sito possono e dovrebbero intervenire con propri punti di vista ed esperienze). L’invito ad interagire sulle notizie e sui commenti che riportiamo non fa vincere nessun premio ma arricchisce sia informativamente sia culturalmente chi le posta e chi le legge. Ad esempio, la notizia che è stata data il 16 gennaio scorso riguardo l’aumento del consumo della carne suina è integrabile con questa.
Quattro prosciutti su cinque venduti in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che ciò venga indicato in etichetta, per tacere dell'uso di indicazioni fuorvianti come “di montagna”, “nostrano” “del contadino”, ecc, che ingannano il consumatore sulla reale origine.
Lo denunciava recentemente anche la Coldiretti sottolineando che in Italia sono arrivate nell'ultimo anno oltre 40 milioni di cosce fresche di maiale dall'estero per essere stagionate e divenire prosciutto in Italia, dove rischiano di essere spacciate come Made in Italy. Non si fa cenno alle congelate (pressoché specifiche per gli insaccati) che sono un numero assai più elevato.
Una situazione critica dove a rimetterci sono i consumatori e gli allevatori: i primi che quando acquistano un prosciutto hanno l'80 per cento di probabilità di acquistare maiali allevati all’estero senza conoscerne le modalità circa stabulazione, alimentazione, ecc poiché le bolle d’accompagnamento indicano solamente (certo non è poca cosa) la salubrità della merce importata, sia l'etichetta che non indica affatto la provenienza.
I secondi che dopo i rincari del gasolio agricolo e dei mangimi sono impossibilitati a far crescere gli animali ad un prezzo che consenta i coprire le spese di mantenimento in stalla.
A fronte di un prezzo medio, per il prosciutto, di circa 25 euro al chilo pagato dal consumatore, agli allevatori italiani viene riconosciuto un compenso di appena 1,3 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, che rischia di far chiudere le stalle e con esse le specialità della norcineria nazionale.
Per salvare dall'estinzione il maiale italiano ridare dignità al comparto è necessaria una trasparenza assoluta nella rilevazione dei prezzi all'ingrosso dei suini pesanti e suinetti e quindi è auspicabile l'istituzione di un mercato unico nel quale i soli dati di valutazione derivino da un osservatorio specifico per il settore.
Diventa inoltre fondamentale la valorizzazione e la promozione della salumeria italiana. Ottimo e - sembra funzionare - il progetto del Gran Suino Padano Dop, nonché la programmazione produttiva sui principali circuiti tutelati (prosciutti destinati alla filiera del Parma e San Daniele). Ma occorre soprattutto una normativa che renda obbligatoria l'indicazione della zona di provenienza della carne maiale e dei prodotti da macelleria.
Vero è che la signora Maria che acquista un etto di prosciutto, cotto o crudo che sia, piuttosto che un salame, un pezzetto di lardo, mortadella, pancetta et similia difficilmente, anzi, è escluso possa verificare la provenienza dei suini che li hanno generati, anche (fatte alcune eccezioni) il confezionato a fette in buste e vaschette non aiuta poiché non ha indicazioni al riguardo. Quindi è a monte di questa filiera che si esige trasparenza e serietà. Operazione che dalle nostre parti è ardua.




