In realtà la dizione corretta dovrebbe essere “imbroccatela” poiché l’invito è diretto espressamente alla ristorazione pubblica. Di cosa sto parlando? Semplicemente di acqua, più precisamente dell’acqua del rubinetto che il 99,9% di ristoranti, trattorie, pizzerie, snck bar, fast food, insomma di tutti quei posti che forniscono cibo, generalmente ti negano.
Il motivo, al di là da giustificazioni igienico-sanitarie capziose, è talmente chiaro che superfluo specificarlo. Se si osservano con un minimo d’attenzione gli scontrini e/o fatture (quando le staccano beninteso), il prezzo della bottiglia o bottiglietta di minerale al tavolo, si converrà che trattasi di furto. D’altronde (lo fanno la maggior parte delle italiche famiglie) chi è quel pubblico esercizio che non condivide ed approva il volume di fuoco pubblicitario che i boss delle acque minerali diffondono mediaticamente ad ogni ora del giorno vantando le virtù del loro “oro blu”? Acque che rendo belli, snelli, rassodati e perfettamente idratati tanto che il ‘plin plin’ suona come una melodia a cui unire addirittura proprietà nutrizionali. Nutrizionali? Ebbene si, udite udite, gli autori dell’Atlante delle Acque Minerali (editore Actabook), con un raccapricciante neologismo definiscono l’acqua minerale un prodotto “nutraceutico”.
A mo’ di pro-memoria utile ricordare che gran parte delle acque minerali sono prodotte, o meglio imbottigliate, con un volume di 6,7 miliardi di litri, da 177 imprese che generano ben 287 marchi per un valore di mercato di oltre 11 miliardi di euro. I marchi più venduti, che costituiscono una sorta d’Eldorado liquido, sono di proprietà di multinazionali straniere: S.Pellegrino (gruppo Nestlè), San Benedetto (gruppo Danone) e la Co.Ge.Di (Rocchetta, Uliveto), che da sole coprono tre quarti del mercato nazionale. L’elvetica Nestlè e la francese Danone sono rispettivamente al primo e secondo posto a livello mondiale tra le imprese del settore. La prima possiede più di 260 marchi in tutto il mondo tra cui figurano Vittel, Perrier, San Pellegrino, Levissima, Panna, San Bernardo, Pejo, Recoaro, ecc. Danone possiede invece, tra le altre, Ferrarelle, San Benedetto, Guizza, Vitasnella, Boario, Fonte Viva.
Precisazione: l’acqua minerale costa di media 26/29 centesimi al litro, mentre l’acqua del rubinetto costa mediamente 0,001 euro al litro (probabilmente ci sarà un ritocco con la nuova recente legge delle privatizzazioni) e in molte regioni manco è pagata.
Detto ciò difendere e propagare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto è impresa titanica. C’è tuttavia chi ci prova non certo con i mezzi di cui dispongono le citate multinazionali delle minerali ma con una comunicazione garbata ricordando, ad esempio, ai signori ristoratori che peraltro spesso scimmiottano i colleghi d’Oltralpe e Oltreoceano che a Parigi come a New York una bella brocca d’acqua fresca (e gratuita) è sempre presente sui loro tavoli.
Da plaudire allora la simpatica campagna di Altraeconomia spalleggiata da Legambiente che ha inventato il logo “imbrocchiamola” fornendo vetrofanie e magliette a quei ristoratori virtuosi che, appunto, la brocca d’acqua del Sindaco la mettono tranquillamente a disposizione dei loro avventori. A Milano la cosa sta prendendo piede ma anche nel Lazio qualcosina si muove, come a Ladispoli dove la giunta ha deliberato all'unanimità il patrocinio e un sostegno economico all'iniziativa, promossa sul territorio dalla bottega " Il fiore per un commercio equo e solidale".




