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Feb 07th


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Inran, ricerca Mipaaf su acquacoltura bio

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Con l'approvazione del regolamento CE n.710 del 5 agosto 2009, è ufficialmente partito, anche in Italia, il settore dell’acquacoltura biologica, per garantire ad un consumatore sempre più attento alla scelta della qualità, alla tutela dell’ambiente e al benessere animale un prodotto certificato che risponda alle sue esigenze. Per gli allevatori si tratta però di una sfida tutta nuova, che necessita di  solide basi scientifiche. E proprio per fornire indicazioni in tal senso, facilitando il passaggio da un sistema convenzionale ad uno biologico, l’ INRAN, l’ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, coordina il progetto “Azione Concertata per l’identificazione di contributi scientifici per lo sviluppo dell’acquacoltura biologica in Italia” finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf). Nel Progetto sono coinvolti 6 Istituti Universitari (Udine, Perugia, Roma Tor Vergata, Insubria, Palermo, Firenze), il COISPA, l’ISPA-CNR di Torino, l’ISPRA, l’Unimar, l’Associazione Piscicoltori Italiani. E di questa ricerca - prossima ormai alla conclusione, prevista per luglio - si parlerà venerdì 7 maggio in un convegno presso la Camera di Commercio di Bari. L’acquacoltura biologica, intesa come innovazione, dovrà affiancare ed integrare le produzioni convenzionali di acquacoltura e non essere considerata un’alternativa.
 
“Sono tanti gli interrogativi aperti sull’acquacoltura bio, cui stiamo cercando di dare una risposta con un apposito gruppo di lavoro competente e multidisciplinare – afferma Elena Orban, dirigente di ricerca INRAN e coordinatore dell’intero progetto -. Si va dalla formulazione di mangimi naturali, privi cioè di ingredienti di sintesi, all’individuazione di sostanze naturali che possano sostituire i farmaci tradizionali; dal numero massimo di pesci consentiti per metro cubo d’acqua, a maggior tutela del benessere animale e dell’ambiente. Tutto ciò per dare al consumatori ulteriori garanzie nei confronti del prodotto da acquacoltura, che viene ancora guardato con qualche perplessità”.