Lo sapeva bene Giambattista Cima, pittore rinascimentale, quanto fosse affascinante il territorio del Prosecco che, con il suo pennello, ha più volte ritratto le morbide colline trevigiane.
La natura che compone il quadro del territorio del Prosecco, con tasselli di arte e cornici enogastronomiche salienti, è un invito a vivere una terra che, attraverso i suoi linguaggi tradizionali, vuole farsi conoscere e apprezzare da un ampio pubblico.
Un tempo si chiamava Strada del Vino bianco quella che oggi è conosciuta come la ‘Strada del Prosecco’, uno dei primi itinerari del vino in Italia, costituita verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Il tour enoturistico non porta solo ad eccezionali cantine, ma permette di conoscere paesaggi dall’atmosfera quiete, ricchezze artistiche, copiosità gastronomiche… legati tra loro come gli elementi di un tutt’uno armonico.
Numerosi i castelli e le ville aristocratiche presenti nell’area. Tra i molteplici vigneti svettano i guardiani del territorio: i campanili, che tracciano il carattere religioso della zona.
L’area collinare di Conegliano Valdobbiadene, che si estende nella fascia nord est della provincia di Treviso, è per antonomasia zona d'eccellenza nella produzione del Prosecco, ed è qui che, da oltre tre secoli, questo vitigno è coltivato. “Valdobbiadene è in una posizione fortunata. Il suo nome è legato al fiume Piave che domina la storia di queste genti....La montagna fa scudo al freddo vento che arriva da settentrione, creando una cornice ideale alle colline che sono tutte un filare di vigne curate e ordinate....”descrive così il territorio Ettore Gobbato nel suo recente libro “Il sogno del Prosecco” edito da Veronelli, dedicato alla vita di Giuliano Bortolomiol che, con il suo duro lavoro, ha contribuito al successo nel mondo di questo pregiato vino spumante.
Forse non è un caso che nel 1769 nacque proprio in questo territorio l’Accademia Agraria degli Aspiranti che cessò di esistere con l’avvento napoleonico; fu l’antefatto che aprì le danze alla forte volontà del chimico ed enologo Antonio Carpenè di fondare, nel 1876, assieme a Giovan Battista Cerletti, la Scuola Enologica a Conegliano che d’allora vede la ricerca scientifica sposare l’antica tradizione produttiva.
Il Prosecco ha una storia lunga alle sue spalle, è un vitigno di origine antichissime la cui coltivazione addirittura risale alla colonializzazione romana del II secolo a. C.. A quei tempi il suo nome era Pucinum, espressione di grazia vigorosa della natura che nel mondo antico ha trovato spazio anche tra le pagine narrate da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia.
Il Prosecco è una varietà di uva, leggermente aromatica. Si caratterizza per una sua propria moderata alcolicità e da eleganti aromi che richiamano frutta come mela, pera e fiori come acacia, biancospino, rosa e glicine. Il colore è giallo paglierino leggero ed è prodotto nelle versioni brut, extra dry e dry.
Da uno studio condotto dal professor Giorgio Moretti della Facoltà di Medicina dell’Università di Padova, è emerso che il Prosecco contiene un antiossidante, chiamato il tirosolo, utile per limitare l’azione dei radicali liberi presenti nell’organismo umano, di potenza pari se non superiore al resveratrolo (notoriamente presente nei vini rossi).
Anche allo sguardo del turista più distratto le amate colline trevigiane del Cima danno subito l’idea
che la raccolta dei frutti, dai suoi rigogliosi vigneti, richieda tutta la pazienza che l’uomo può custodire. I generosi pendii non permettono, infatti, una raccolta meccanizzata delle uve: “E’ un lavoro lento, che segue il placarsi del sole ...” così Giovanni Comisso, letterato trevigiano del Novecento, scrisse nel suo libro “La mia casa di campagna”.
Si tratta di un’area interamente collinare, quella di Conegliano Valdobbiadene, le cui pendenze, in alcuni punti, sono molto pronunciate e l'artigianalità dell'operazione è cosa quotidiana.
E' proprio in questa zona collinare - ad un’altitudine compresa fra i 50 e i 500 metri sopra il livello del mare, ai piedi delle Prealpi trevigiane- che, dopo 40 anni di etichetta Doc, il Prosecco, dalla vendemmia 2009 ha assunto la fascetta rosa della Docg e anche la denominazione ha subito un mutamento divenendo “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.
Le caratteristiche naturali dell’ambiente caratterizzano la triade territorio, vigna e uomo. Il duro lavoro di chi custodisce e cura le terre del Prosecco è espressione del vigoroso attaccamento degli abitanti alle proprie colline, al loghét, al piccolo luogo, dove ciò che è cerimonia e festa tiene conto, con rispetto e naturalezza, di quanto la terra e i suoi frutti concedono loro. Un legame avvertito anche da chi è esterno a tale realtà, al visitatore, che per piacere o per ventura, si trova a passare di là. E' ancora il Comisso a parafrasare il forte legame dei suoi uomini e delle sue donne alla terra, osservando come, anche dopo il periodo della vendemmia, “…dalle case veniva l’odore forte del mosto…”.
Le vicine Dolomiti, distanti circa 60 Km, iscritte nel registro dei siti italiani tutelati dall'Unesco, rafforzano l'immagine complessiva di un territorio affascinante come il Cima lo disegnava.
Un vino spumante unico nel suo genere, perfetto come aperitivo, adatto ad accompagnare i pasti. Ma c’è di più. Il Prosecco è soprattutto, nell'immaginario collettivo, grazie al suo carattere “frizzante”, divenuto per antonomasia il vino dei festeggiamenti, non a caso i suoi produttori lo definiscono il “vino del benvenuto”, un vino celebrativo.
In questa terra fertile, tra gusto e arte, tra gioia e lavoro, tra ospitalità e dinamismo, si scoprono, vere più che mai, le belle parole del poeta Andrea Zonzotto: “ Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio”.
![]()


